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S.C.I.A. in sanatoria

SCIA IN SANATORIA

Cos'è la SCIA in sanatoria?

La SCIA in sanatoria (ai sensi dell'art. 14 della L.R. n. 23/1985), consente la regolarizzazione di abusi edilizi, ovvero di opere realizzate in assenza di SCIA o in difformità da esse.

Il presupposto indispensabile per il rilascio del permesso in sanatoria è che le opere abusive siano conformi alle norme vigenti al momento dell’abuso e nel contempo a quelle vigenti al momento della richiesta di sanatoria (la cosiddetta "doppia conformità urbanistica").

Sono esclusi gli abusi edilizi per i quali sarebbe stato necessario il permesso di costruire (e per i quali è necessario richiedere l'accertamento di conformità).

La SCIA in sanatoria è onerosa; si applica una sanzione pecuniaria pari al doppio dell'aumento del valore venale dell'immobile conseguente alla realizzazione delle opere stesse e, comunque, non inferiore a € 500,00. Il versamento della sanzione ha efficacia sanante.

La SCIA in sanatoria, consente la regolarizzazione di opere abusive di minore importanza per le quali all'epoca della realizzazione si sarebbe dovuta presentare una Segnalazione Certificata di Inizio Attivita' (SCIA), e ha un iter nettamente più breve perchè non ha bisogno dell'approvazione del Comune (a giorni zero) ma solo, eventualmente dei nulla osta degli altri uffici eventualmente competenti con la procedura della conferenza dei servizi.

 

A chi serve?

A chiunque è in possesso di un immobile che presenta delle difformità edilizie rispetto al progetto approvato e depositato al Comune. 

Essa è una SCIA autocertificata dal tecnico professionista a condizione che le opere realizzate senza i necessari permessi siano pienamente conformi alle prescrizioni urbanistiche, edilizie e igienico-sanitarie. 

 

Come si ottiene?

Nel caso sia stata verificata la condizione di sanabilità delle opere abusive, Pronto Ingegnere si occuperà di trasmettere la Segnalazione Certificata di Inizio Attivita' al Comune competente predisponendo il progetto e tutti i documenti necessari, raccogliendo le certificazioni esistenti e trasmettendo telematicamente la documentazione completa attraverso lo Sportello Unico delle Attività Produttive e dell'Edilizia – SUAPE.

Distacco dall’impianto centralizzato

 

DISTACCO DALL'IMPIANTO CENTRALIZZATO


 

Il riscaldamento è tra le più consistenti voci di spesa del bilancio familiare per chi risiede in ambito condominiale.

Con la Riforma del Condominio (Legge 11.12.2012 n. 220), è possibile, tra le altre novità, distaccarsi dall'impianto di riscaldamento centralizzato.

 

Quando è possibile distaccarsi dall'impianto centralizzato?

In particolare un nuovo comma, all’art. 1118 del Codice Civile, in base al quale il condomino può rinunciare all’utilizzo dell’impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, a condizione che dal suo distacco non derivino:

          squilibri di funzionamento;

          o aggravi di spesa per gli altri condomini.

In tal caso è previsto che chi rinuncia concorra al pagamento delle sole spese per:

          la manutenzione straordinaria dell’impianto;

          e per la sua conservazione;

          e messa a norma.

 

Cose si dimostra l'assenza di squilibri di funzionamento e aggravi di spesa?

Per procedere al distacco è necessario dimostrare l'assenza di squilibri di funzionamento e aggravi di spesa.

E' pertanto necessario eseguire una diagnosi energetica dell'edificio e dell'impianto che metta a confronto le diverse soluzioni impiantistiche compatibili e la loro efficacia sotto il profilo dei costi complessivi, i cui costi, evidentemente, ricadono sul condomino intenzionato ad effettuare il distacco.

 

Cosa deve fare chi intende distaccarsi dall'impianto centralizzato?

Chi intende distaccarsi dall'impianto centralizzato deve:

          preventivamente richiedere la consulenza di un tecnico professionista al quale incaricare una diagnosi energetica dell'impianto e dell'edificio per redigere una perizia tecnica.

 

Quali possono essere gli esiti della perizia?

Se la perizia del distacco risulterà:

          esaustiva per l'assemblea condominiale, il distacco non comporterà un aggravio di spese per gli altri condomini o non altererà notevolmente il funzionamento dell'impianto; il condomino potrà distaccarsi. Il distacco è ritenuto legittimo e l'assemblea condominiale ne prende atto. Da quel momento sarà tenuto a pagare solo le spese di manutenzione straordinaria, di conservazione e di messa a norma dell'impianto centralizzato;

          non completa ed esaustiva, l'assemblea condominiale può richiedere al condomino di procedere ad una integrazione della perizia. Se la perizia integrata non fornisce la prova del rispetto dei limiti e il distacco comporterà un aggravio di spese per gli altri condomini o altererà notevolmente il funzionamento dell'impianto centralizzato, l'assemblea incarica, a sue spese, un tecnico di redigere una controperizia. Se la perizia del Condominio attesta che il distacco non rispetta le condizioni di legge, allora l'assemblea potrà vietare il distacco con motivazione espressa a verbale o verificano la fattibilità di un accordo con il distaccante che si accolli anche una quota di spese di consumo. Se il condomino, a cui l'assemblea ha vietato il distacco, si distacca, il Condominio lo diffida a ripristinare la situazione di riallaccio e può promuovere una causa.

 

Chi può redigere la perizia tecnica?

La perizia deve essere redatta da un tecnico professionista abilitato che deve essere iscritto agli albi professionali e avere le competenze tecniche in materia di impianti.

 

Quali requisiti deve possedere la perizia tecnica?

All'interno del documento devono essere presenti informazioni riguardanti l'accertamento dello stato dei consumi dell'impianto esistente e la proiezione del consumo ipotizzato in caso di distacco oltre ad una previsione che attesti che il distacco non creerà notevoli squilibri all'impianto .

 

Quali sono le spese a carico del distaccato?

Se dalla diagnosi energetica dimostrerà che il distacco non aggrava notevolmente il funzionamento dell'impianto o le spese per gli altri condomini, il distacco sarà consentito, ma il condomino distaccato sarà tenuto, comunque, dal momento del distacco, al pagamento delle:

          spese di manutenzione straordinaria;

          spese finalizzate alla conservazione;

          e messa a norma;

dell'impianto del quale rimane comproprietario potendo, in ogni momento, riutilizzarlo.

 

Quali sono le spese dalle quali è esonerato il distaccato?

Le spese escluse al distaccante sono le spese di godimento del bene le quali, scaturiscono dall'uso soggettivo e personale del bene da parte del distaccante, e quindi solo le spese per il consumo del combustibile e dell'energia elettrica necessaria per la produzione di calore.

 

 Pronto Ingegnere, acquisiti tutti i documenti del caso, è in grado redige un preventivo gratuito dettagliato nel quale sono indicati le fasi, i tempi e i costi necessari.

 

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Coordinamento della sicurezza

 

COORDINAMENTO DELLA SICUREZZA

 

Cos'è il Coordinamento della Sicurezza?

Il coordinamento della sicurezza è una componente importantissima riguardante la sicurezza sul lavoro e la regolarità dei cantieri.

Il Coordinamento della Sicurezza in fase di Progettazione di un’opera si realizza mediante un insieme di attività volte a definire le scelte progettuali ed organizzative, le procedure, le misure preventive e protettive richieste per eliminare o ridurre al minimo i rischi di lavoro e le misure di coordinamento atte a realizzare l’opera.

Il Coordinamento della Sicurezza in fase di Esecuzione si concretizza mediante un insieme di attività volte a coordinare l’esecuzione di un’opera conformemente a quanto definito nel Piano di Sicurezza e Coordinamento redatto dal CSP.

 

Quando serve?

Il coordinamento della sicurezza è obbligatorio per tutti i lavori privati (di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risanamento, ristrutturazione o equipaggiamento, la trasformazione, il rinnovamento o lo smantellamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura, in cemento armato, in metallo, in legno o in altri materiali) soggetti ad una pratica edilizia (Permesso di Costruire o SCIA) in cui è prevista la presenza di due o più imprese nello stesso cantiere anche non contemporaneamente.

 

Quando non serve?

Nel caso di lavori in cui vi sia un'unica impresa esecutrice oppure un'impresa affidataria che subappalta in toto il lavoro ad un'unica impresa esecutrice senza mettere mai fisicamente piede in cantiere il Coordinamento non è necessario.

Nel  caso di lavori privati non soggetti ad una pratica edilizia e di importo inferiore ai 100.000 €, non è necessario nominare il CSP (Coordinatore della Sicurezza in fase di Progettazione). In questo caso sarà sufficiente nominare il CSE (Coordinatore della Sicurezza in fase di Esecuzione) prima dell'inizio dei lavori, che dovrà adempiere anche agli obblighi normativi previsti per il CSP.

 

Chi è il Coordinatore della Sicurezza in fase di Progettazione? Quali sono gli obblighi e le responsabilità?

Il Coordinatore della Sicurezza in Fase di Progettazione (CSP) è un tecnico incaricato dal committente o dal responsabile dei lavori, dell’esecuzione dei compiti di cui all’articolo 91 comma 1 lettera a del D. Lgs. n. 81/08.

Il CSP, durante la progettazione dell’opera, si impegna per:

         la redazione del piano di sicurezza e di coordinamento (PSC);

         la predisposizione del Fascicolo Tecnico dell’Opera (contenente le informazioni utili ai fini della prevenzione e della protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, tenendo conto delle specifiche norme di buona tecnica. Il fascicolo non é predisposto nel caso di lavori di manutenzione ordinaria).

 

Chi è il Coordinatore della Sicurezza in fase di Esecuzione? Quali sono gli obblighi e le responsabilità?

Il Coordinatore della Sicurezza in Fase di Esecuzione (CSE) è un tecnico incaricato dal committente o dal responsabile dei lavori, dell’esecuzione dei compiti di cui all’articolo 92 del D. Lgs. n. 81/08.

Il CSE ha l’obbligo di coordinare i lavori nel corso della fase realizzativa, con attività di coordinamento di vario genere che si possono suddividere in:

         aggiornamento del Fascicolo Informativo.

         verifica l’applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento (PSC) e la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro;

         verifica l'idoneità del piano operativo di sicurezza (POS), assicurandone la coerenza con il PSC e in caso di eventuali modifiche intervenute adegua il PSC e verifica che le imprese esecutrici adeguino i POS;

         organizza tra i datori di lavoro, ivi compresi i lavoratori autonomi, la cooperazione ed il coordinamento delle attività nonché la loro reciproca informazione;

         verifica l'attuazione di quanto previsto negli accordi tra le parti sociali al fine di realizzare il coordinamento tra i rappresentanti della sicurezza finalizzato al miglioramento della sicurezza in cantiere;

         segnala al committente o al responsabile dei lavori, previa contestazione scritta alle imprese e ai lavoratori autonomi interessati, le inosservanze alle disposizioni normative e eventualmente propone la sospensione dei lavori, l'allontanamento delle imprese o dei lavoratori autonomi dal cantiere, o la risoluzione del contratto. Nel caso in cui il committente o il responsabile dei lavori non adotti alcun provvedimento in merito alla segnalazione, senza fornire idonea motivazione, il coordinatore per l'esecuzione da' comunicazione dell'inadempienza alla azienda unità sanitaria locale e alla direzione provinciale del lavoro territorialmente competenti;

         sospende, in caso di pericolo grave e imminente, direttamente riscontrato, le singole lavorazioni fino alla verifica degli avvenuti adeguamenti effettuati dalle imprese interessate.

 

Chi può fare il coordinatore della sicurezza?

Il coordinatore della sicurezza deve avere un:

         diploma di laurea in ingegneria, architettura, geologia, scienze agrarie o scienze forestali, nonché attestazione da parte di datori di lavoro o committenti comprovante l’espletamento di attività lavorativa nel settore delle costruzioni per almeno un anno; diploma universitario in ingegneria o architettura nonché attestazione da parte di datori di lavoro o committenti comprovante l’espletamento di attività lavorative nel settore delle costruzioni per almeno due anni;

         diploma di geometra o perito industriale o perito agrario o agrotecnico nonché attestazione da parte di datori di lavoro o committenti comprovante l’espletamento di attività lavorativa nel settore delle costruzioni per almeno tre anni;

         essere in possesso di attestato di frequenza a specifico corso in materia di sicurezza organizzato dalle regioni, mediante le strutture tecniche operanti nel settore della prevenzione e della formazione professionale, o, in via alternativa, dall’Ispesl, dall’Inail, dall’Istituto italiano di modifica sociale, dai rispettivi ordini o collegi professionali, dalle università, dalle associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori o dagli organismi paritetici istituiti nel settore dell’edilizia.

 

Chi non può fare il coordinatore della sicurezza? 

La normativa esclude dalla possibilità di nomina a CSE in un dato cantiere il datore di lavoro delle imprese affidatarie ed esecutrici o un suo dipendente o il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) da lui designato.

L'esclusione delle figure di cui sopra però decade SOLO se vi è coincidenza fra committente e impresa esecutrice.

 

Quali sono gli obblighi e le responsabilità del committente o del responsabile dei lavori?

Il Committente, ovvero il soggetto per conto del quale l'intera opera viene realizzata, ha l'obbligo di nominare il CSP e il CSE in caso di cantieri e lavori privati soggetti ad una pratica edilizia in cui è prevista la presenza di due o più imprese nello stesso cantiere anche non contemporaneamente.

Nel caso in cui il Committente abbia nominato un Responsabile dei Lavori allora il compito di nominare il CSP e il CSE è di quest'ultimo.

 

Il CSP e il CSE possono essere la stessa persona?

Si, il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione e il coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione dei lavori possono essere svolti dallo stesso tecnico professionista.

 

Cosa accade in caso di mancata nomina del CSP e del CSE?

In caso di mancata nomina del CSP, il Committente o Responsabile dei Lavori è punibile con arresto (da 3 a 6 mesi) o ammenda (da € 2.500 a € 6.400).

In caso di mancata redazione dei documenti di cui all’art. 91, il CSP è punibile con arresto (da 3 a 6 mesi) o ammenda (da € 2.500 a € 6.400).

In caso di mancata nomina del CSE, il Committente o Responsabile dei Lavori è punibile con arresto (da 3 a 6 mesi) o ammenda (da € 2.500 a € 6.400).

In caso di mancato adempimento degli obblighi di cui all’art. 92, il CSE è punibile con arresto (da 3 a 6 mesi) o ammenda (da € 1.500 a € 6.400).

 

Nel team di Pronto Ingegnere troverai tecnici professionisti abilitati nel coordinamento della sicurezza. Vieni allo Sportello e richiedici un preventivo gratuito dettagliato oppure clicca qui.

 

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

Decreto Legislativo n. 106/2009

Decreto Legislativo n. 81/2008

Decreto legislativo n. 494/1996

Richiesta di compatibilità paesaggistica

 

RICHIESTA COMPATIBILITA' PAESAGGISTICA

 

Il Decreto Legislativo n. 42/2004 art. 146 prevede la richiesta dell'autorizzazione paesaggistica per interventi da eseguirsi sugli immobili ricadenti all'interno delle zone vincolate sotto il profilo paesistico. Tale richiesta può avvenire secondo un procedimento ordinario oppure, per interventi di lieve entità, secondo una procedura semplificata (quelli compresi nell'Allegato B del DPR 31/2017). Solo nei casi più semplici (quelli ricompresi nell'Allegato A del DPR 31/2017) non è necessario alcun tipo di autorizzazione paesaggistica.

 

Cosa succede per lavori realizzati in assenza o in difformità dall'autorizzazione paesaggistica?

In caso di lavori realizzati in assenza o in difformità dall'autorizzazione paesaggistica, i soggetti interessati devono richiedere una consulenza ad un tecnico professionista per verificare che gli interventi effettuati possano essere regolarizzati attraverso un accertamento di compatibilità paesaggistica.

 

Chi deve presentare la richiesta di compatibilità e quali requisiti devono possedere?

I destinatari della presentazione della richiesta di autorizzazione paesaggistica sono i soggetti privati e pubblici, siano essi singoli cittadini, associazioni, imprese, enti locali, proprietari, possessori o detentori, a qualsiasi titolo, di immobili e/o aree ricadenti nei beni paesaggistici così come definiti dal suddetto decreto.

I richiedenti devono richiedere la consulenza di un tecnico professionista che, valutata la possibilità di regolarizzare gli interventi eseguiti, predispone e presenta la pratica presso gli uffici competenti.

 

Per quali interventi è necessario presentare la richiesta di compatibilità?

E' necessario presentare la richiesta di accertamento di compatibilità paesaggistica per tutti gli interventi eseguiti in zone soggette a tutela paesaggistica che sarebbero dovuti essere preventivamente autorizzati sia con procedimento ordinario e sia con procedimento semplificato.

L'accertamento può essere richiesto:

        per i lavori realizzati in assenza e/o in difformità dall'autorizzazione paesaggistica che non abbiano determinato realizzazione di superfici o volumi laddove fossero vietati dalla norma edilizia;

          per l'impiego di materiali difformi da quelli previsti dall'autorizzazione paesaggistica (cfr.interventi ricompresi nell'Allegato A e Allegato B del DPR 31/2017).

 

Quando può essere presentata la richiesta di compatibilità paesaggistica?

La richiesta di compatibilità paesaggistica può essere presentata in qualsiasi periodo dell'anno a seguito della realizzazione dei suddetti interventi.

 

Quali costi richiede la pratica di compatibilità paesaggistica?

La pratica di compatibilità paesaggistica richiede il pagamento:

          per soggetti privati, di una marca da bollo da 16,00 da allegare alla richiesta di compatibilità paesaggistica;

          il pagamento delle sanzione previste per il danno paesaggistico;

          alcuni comuni richiedono, inoltre, il pagamento dei diritti di segreteria.

 

In quali modalità va presentata l'istanza?

La richiesta di autorizzazione può essere presentata in formato cartaceo e in formato telematico. In quest'ultimo caso sarà necessario allegare il modulo di assolvimento degli oneri della marca da bollo.

 

Quali documenti occorre allegare all'istanza?

L'istanza sarà costituita dai seguenti documenti allegati:

          richiesta di accertamento;

          elenco dei proprietari (persone fisiche e società/enti);

          elaborati tecnici progettuali e relazionali (inquadramenti territoriali – CTR, PPR, PAI, Ortofoto, PUC, etc., Piante, Sezioni, Prospetti, Documentazione fotografica, Relazione paesaggistica conforme al DPCM 12.12.2005, Simulazione fotografica, etc.);

          elenco dei vincoli presenti;

          copia C.I. proprietari;

          marca da bollo da € 16,00;

          CD con tutta la documentazione.

 

A chi deve essere trasmessa?

Una volta che lo Sportello Unico dell'Edilizia del Comune o la Regione (SUAPE) riceve la richiesta di compatibilità, trasmette tutta la documentazione, completa dell'attestato di conformità urbanistica dell'intervento, al Servizio tutela del paesaggistica competente per territorio o all'Ente delegato. Il servizio o l'Ente delegato svolge l'istruttoria della pratica, eventualmente richiedendo integrazioni dei documenti, effettuando sopralluoghi e richiedendo colloqui con il tecnico incaricato della pratica e il richiedente. Concluso l'esame, il Servizio o l'Ente delegato richiede il parere vincolante della Sopraintendenza per i beni architettonici e del paesaggio, che deve rilasciarlo entro 90 giorni.

 

Se la Soprintendenza esprime parere:

          favorevole, il Servizio tutela del paesaggio o l'Ente richiede all'interessato la presentazione di una perizia di stima per la quantificazione della sanziona pecuniaria, che viene calcolata in base ai criteri della Direttiva n. 2. In caso di inerzia dell'interessato, il Servizio o l'Ente può provvedere alla redazione d'ufficio della perizia sulla base dei criteri individuati al punto 4.7 della Direttiva n. 2 sopra citata. Una volta eseguita la perizia, il Servizio o l'Ente delegato adotta il provvedimento finale, che vale sia come accertamento di compatibilità paesaggistica che come applicazione di sanzioni. Il provvedimento è notificato all'interessato e contiene anche le indicazioni per il pagamento delle sanzioni, che potrà avvenire con versamento unico o rateizzato.

          negativo, il Servizio tutela o l'Ente delegato emana un preavviso di provvedimento negativo, comunicando i motivi per cui la richiesta non può essere accolta che notifica al richiedente. Entro 10 giorni dalla ricezione, quest'ultimo può presentare le proprie controdeduzioni, in mancanza delle quali l'ufficio adotta il provvedimento negativo. Se, invece, il richiedente presenta le proprie controdeduzioni, l'ufficio le trasmette alla Soprintendenza. Se quest'ultima conferma il parere negativo, il Servizio di tutela o l'Ente delegato emette il provvedimento finale negativo; se, invece, esprime parere favorevole, accogliendo le controdeduzioni dell'interessato, la procedura si svolge come indicato al punto precedente.

 

Entro quali termine si conclude il procedimento ordinario?

Il procedimento ordinario per la richiesta dell'autorizzazione paesaggistica si conclude in 180 giorni.

 

Pronto Ingegnere, acquisiti tutti i documenti del caso, è in grado redige un preventivo gratuito dettagliato nel quale vengono indicate le fasi, i tempi e i costi necessari.

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Normativa di riferimento:

D. Lgs. n. 42/2004, art. 167

 

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Richiesta autorizzazione paesaggistica

Richiesta nulla osta paesaggistico

 

RICHIESTA AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA

  

Il Decreto Legislativo n. 42/2004 art. 146 prevede la richiesta dell'autorizzazione paesaggistica per interventi da eseguirsi sugli immobili ricadenti all'interno delle zone vincolate sotto il profilo paesaggistico. Tale richiesta può avvenire secondo un procedimento ordinario che, per interventi di lieve entità, segue una procedura semplificata. Secondo le recenti semplificazioni, nei casi più semplici, addiritturanon è più richiesto alcun tipo di autorizzazione.

Chi deve richiedere l'autorizzazione paesaggistica?

I destinatari della presentazione della richiesta di autorizzazione paesaggistica sono i soggetti privati e pubblici, siano essi singoli cittadini, associazioni, imprese, enti locali, proprietari, possessori o detentori, a qualsiasi titolo, di immobili e/o aree ricadenti nei beni paesaggistici così come definiti dal suddetto decreto.

 

Per quali interventi è necessario presentare la richiesta?

Gli interventi in zone soggette a tutela paesaggistica devono essere preventivamente autorizzati. A seconda del tipo di intervento da eseguirsi, ai sensi del DPR 31/2017, si dovrà seguire la seguente procedura:

          per interventi non ricadenti nella fattispecie di interventi di lieve entità, il procedimento da seguire è ordinario;

          per interventi di lieve entità, quelli ricadenti nell'elenco di cui all' Allegato B del DPR 31/2017, il procedimento da seguire è semplificato.

          per interventi più semplici, quelli ricadenti nell'elenco di cui all' Allegato A del DPR 31/2017, non vi è alcun obbligo di richiesta di nulla osta paesaggistico.

 

Quali sono gli interventi soggetti al procedimento semplificato?

Gli interventi soggetti al procedimento semplificato sono elencati nell' Allegato B del DPR 31/2017

In particolare, per completezza di trattazione, si elencano alcuni degli interventi di lieve entità:

          incremento di volume non superiore al 10 % della volumetria esistente e comunque non superiore a 100 mc (escluse le zone territoriali omogenee A);

          interventi sui prospetti esistenti, quali aperture di porte e finestre o modifica delle aperture esistenti, realizzazione e modifica balconi e terrazze, inserimento cornicioni, parapetti, sostituzioni e modifiche scale esterne;

          interventi sulle coperture in edifici esistenti, quali rifacimento manto con materiali diversi, modifiche inclinazioni e configurazioni falde, inserimento canne fumarie, etc.

 

Quali sono gli interventi non soggetti ad alcun tipo di richiesta di nulla osta paesaggistico?

Gli interventi non soggetti al nulla osta sono elencati nell' Allegato A del DPR 31/2017

In particolare si elencano alcuni degli interventi di lieve entità:

          opere di manutenzione straordinaria interne, opere di manutenzione straordinaria esterne al fabbricato nel rispetto dei materiali e delle finiture esistenti;

          interventi di consolidamento statico nel rispetto delle caretteristiche morfologiche e dei materiali preesistenti;

          Installazione di impianti tecnologici nonsoggetti ad alcun titolo edilizio, quali condizionatori e impianti di climatizzazione dotati di unità esterna in posizioni non visibili dallo spazio pubblico.

          Installazione di pannelli solari termici o fotovoltaici, purchè integrati nellaconfigurazione delle coperture o posti in aderenza ai tetti con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda;  

          Installazione di micro generatori eolici , con altezza non superiore a ml 1.50 e diametro non superiore ad ml 1.00

(Per altri casi consulta nel dettaglio l'allegato A)

Quando deve essere presentata la richiesta di autorizzazione?

La richiesta di autorizzazione deve essere presentata prima della realizzazione di qualunque intervento da eseguirsi sugli immobili ricadenti all'interno delle zone vincolate sotto il profilo paesistico. La procedura da seguire è quella telematica attraverso il portale SUAPE e gli interventi che hanno necessità anche della autorizzazione edilizia sono oggetto di conferenza di servizi.

 

Quali costi richiede la presentazione della domanda?

Per i soggetti privati, è necessario allegare alla richiesta di autorizzazione una marca da bollo da 16,00. Alcune pubbliche amministrazioni richiedono, inoltre, il pagamento dei diritti di segreteria.

 

In quali modalità va presentata l'istanza?

La richiesta di autorizzazione può essere presentata isolo in formato telematico attraverso il SUAPE. In questo caso ènecessario allegare il modulo di assolvimento degli oneri della marca da bollo.

 

L'autorizzazione paesaggistica ha una scadenza?

L'autorizzazione è efficace per un periodo di cinque anni, scaduto il quale l'esecuzione dei progettati lavori deve essere sottoposta a nuova autorizzazione. I lavori iniziati nel corso del quinquennio di efficacia dell'autorizzazione possono essere conclusi entro e non oltre l'anno successivo la scadenza del medesimo quinquennio (ai sensi del comma 4 art. 146 D. Lgs. n.42/2004).

 

PROCEDIMENTO ORDINARIO

 

Quali documenti occorre allegare all'istanza?

L'istanza sarà costituita dai seguenti documenti allegati:

          richiesta di autorizzazione;

          elenco dei proprietari (persone fisiche e società/enti);

          elaborati tecnici progettuali e relazionali (inquadramenti territoriali – CTR, PPR, PAI, Ortofoto, PUC, etc., Piante, Sezioni, Prospetti, Documentazione fotografica, Relazione paesaggistica conforme al DPCM 12.12.2005, Simulazione fotografica, etc.);

          elenco dei vincoli presenti;

          copia C.I. proprietari;

          marca da bollo da € 16,00;

          CD con tutta la documentazione.

 

A chi deve essere trasmessa?

Una volta che il Comune riceve la richiesta di autorizzazione, entro 30 giorni, trasmette tutta la documentazione, completa dell'attestato di conformità urbanistica dell'intervento, al Servizio tutela del paesaggistica competente per territorio o all'Ente delegato. Il servizio o l'Ente delegato può richiedere all'interessato un'integrazione dei documenti. Entro 40 giorni dalla ricezione della richiesta, trasmette tutta la documentazione presentata dall'interessato, accompagnata da un propria relazione tecnica illustrativa dalla proposta di provvedimento alla Sopraintendenza. Entro 45 giorni, il Sopraintendente esprime un parere vincolante.

In caso di parere negativo, comunica all'interessato il preavviso di provvedimento negativo e entro 20 giorni dalla ricezione del parere del Sopraintendente, il Servizio tutela del paesaggistica o l'Ente delegato emette l'atto conclusivo in conformità al parere.

Nel caso in cui questo non sia reso entro 60 giorni dalla ricezione degli atti da parte del Soprintendente, il Servizio tutela paesaggistica o l'Ente delegato, sottointeso il parere favorevole, emette l'atto conclusivo

 

Entro quali termine si conclude il procedimento ordinario?

Il procedimento ordinario per la richiesta dell'autorizzazione paesaggistica si conclude in 105 giorni.

 

PROCEDIMENTO SEMPLIFICATO

 

Quali documenti occorre allegare all'istanza?

L'istanza sarà costituita dai seguenti documenti allegati:

          richiesta di autorizzazione;

          elenco dei proprietari (persone fisiche e società/enti);

          elaborati tecnici progettuali e relazionali (inquadramenti territoriali – CTR, PPR, PAI, Ortofoto, PUC, etc., Piante, Sezioni, Prospetti, Documentazione fotografica, Relazione paesaggistica semplificata, Simulazione fotografica, etc.);

          elenco dei vincoli presenti;

          copia C.I. proprietari;

          marca da bollo da € 16,00;

          CD con tutta la documentazione.

 

A chi deve essere trasmessa?

Una volta che il Comune riceve la richiesta di autorizzazione, entro 30 giorni, trasmette tutta la documentazione, completa dell'attestato di conformità urbanistica dell'intervento, al Servizio tutela del paesaggistica competente per territorio o all'Ente delegato. Il servizio o l'Ente delegato può richiedere all'interessato un'integrazione dei documenti assegnando un termine di 15 giorni. Se le integrazioni non pervengono entro tale termine, il procedimento viene comunque chiuso. Nel caso in cui le integrazioni arrivino, l'Amministrazione avvia l'istruttoria valutando la conformità dell'intervento. In caso di esito negativo, l'Amministrazione lo comunica all'interessato assegnandogli un termine di 10 giorni per la presentazione di eventuali osservazioni. Nel caso di conferma del parere negativo, l'Amministrazione rigetta la domanda. L'interessato, a questo punto, può richiedere il riesame alla Soprintendenza che decide nei prossimi 30 giorni.

In caso di parere positivo, l'Amministrazione trasmette alla Soprintendenza, unitamente alla documentazione, una proposta di accoglimento della domanda. Se il Soprintendente rilascia un parere favorevole, lo trasmette entro 25 giorni all'Amministrazione, la quale adotta il provvedimento conforme nei 5 giorni successivi. Nel caso in cui il Soprintendente non risponda entro i 25 giorni previsti, l'Amministrazione prescinde dal parere e rilascia l'autorizzazione.

 

Entro quali termine si conclude il procedimento semplificato?

Il procedimento semplificato per la richiesta dell'autorizzazione paesaggistica si conclude in 60 giorni.

 

* * *

 

Cosa succede per lavori realizzati in assenza o in difformità dall'autorizzazione paesaggistica?

In caso di lavori realizzati in assenza o in difformità dall'autorizzazione paesaggistica, i soggetti interessati dovranno richiedere l'accertamento di compatibilità paesaggistica.

 

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Normativa di riferimento:

         D. Lgs. n. 42/2004, art. 146

 

Articoli correlati:

         Richiesta compatibilità paesaggistica

Impianti tecnologici – Dichiarazione di conformità

 

DICHIARAZIONE DI CONFORMITA' IMPIANTI

 

La Dichiarazione di Conformità è nata con la Legge n. 46/1990, ormai sostituita con il D.M. n. 37/2008, per garantire la sicurezza e l'incolumità pubblica degli impianti.

 

Che cos'è?

La Dichiarazione di Conformità – Di.Co. di un impianto è il documento con il quale si attesta la sua conformità alle norme vigenti e alle specifiche tecniche richieste.

 

Chi è tenuto a rilasciarlo?

La dichiarazione di conformità viene rilasciata dall'impresa installatrice al termine dei lavori di installazione di un impianto di qualsiasi tipo o del suo integrale rifacimento.

 

Quali sono le imprese abilitate all'esercizio dell'attività?

Le imprese iscritte nel registro delle imprese o nell'Albo provinciale delle imprese artigiane sono abilitate all'esercizio dell'attività se l'imprenditore individuale o il legale rappresentante o il responsabile tecnico da essi preposto con atto formale, ha i requisiti professionali di cui all'art. 4 del D. M. n.37/2008.

 

Quali sono i requisiti tecnico professionali da possedere per redigere il progetto dell'impianto?

Il professionista deve possedere almeno uno dei seguenti requisiti tecnici:

      diploma di laurea in materia tecnica;

      diploma o qualifica conseguita al termine della scuola secondaria presso un istituto statale o legalmente riconosciuto;

    titolo o attestato conseguito in materia di formazione professionale previo periodo di inserimento di almeno quattro anni consecutivi, alle dipendenza di una impresa di settore;

    prestazione lavorativa svolta alle dirette dipendenze di una impresa abilitata per un periodo non inferiore a tre anni.

 

Per quali impianti deve essere rilasciata?

La dichiarazione di conformità deve essere rilasciata per gli impianti tecnologici posti al sevizio di edifici indipendentemente dalla destinazione d'uso degli stessi. Gli impianti sono classificati come:

  impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell'energia elettrica, impianti di protezione contro le scariche atmosferiche, nonché gli impianti per l'automazione di porte, cancelli e barriere;

     impianti radio televisivi, antenne e gli impianti elettronici in genere;

     impianti di riscaldamento, di climatizzazione, di condizionamento e di refrigerazione di qualsiasi natura e tipo;

      impianti idrici e sanitari;

      impianti di distribuzione del gas;

      impianti di sollevamento di persone o di cosa (ascensori, montacarichi, etc.);

      impianti di protezione antincendio.

 

Quali sono gli elaborati obbligatori da allegare alla dichiarazione di conformità?

Alla dichiarazione di conformità devono essere allegati:

          il progetto dell'impianto o lo schema di impianto realizzato;

          relazione con le tipologie dei materiali utilizzati;

          riferimenti a dichiarazioni di conformità precedenti o parziali già esistenti;

          copia del certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali.

 

In quali casi è obbligatorio il progetto dell'impianto?

Il progetto per l'installazione, la trasformazione e l'ampliamento dei suddetti impianti è obbligatorio nei suddetti casi:

impianti elettrici per tutte le utenze condominiali e per le utenze domestiche di singole unità abitative aventi potenza impegnata superiore a 6 kW o per potenze domestiche di singole unità abitative di superficie superiore a 400 mq;

   impianti elettrici relativi agli immobili adibiti ad attività produttive, al commercio, al terziario e ad altri usi quando le utenze sono alimentate con potenza impegnata superiore a 6 kW o qualora la superficie superi i 200 mq;

   impianti relativi ad impianti elettronici in genere quando coesistono con impianti elettrici con l'obbligo di progettazione;

   impianti di riscaldamento dotati di canne fumarie collettive ramificate nonché impianti di climatizzazione per tutte le utilizzazioni aventi una potenzialità frigorifera pari o superiore a 40.000 frigorie/ora;

   impianti relativi alla distribuzione e l'utilizzazione di gas combustibili con portata termica superiore a 50 kW;

   impianti inseriti in un'attività soggetta al rilascio del certificato prevenzioni antincendi e comunque quando gli idranti sono in numero pari o superiore a 4 o gli apparecchi di rilevamento sono in numero pari o superiore a 10.

 

Cosa deve contenere il progetto dell'impianto?

Il progetto dell'impianto deve contenere almeno:

          gli schemi dell'impianto;

          i disegni planimetrici;

      relazione tecnica sulla consistenza e sulla tipologia dell'installazione, della trasformazione o dell'ampliamento con particolare riguardo alla tipologia e alle caratteristiche dei materiali e dei componenti da utilizzare e alle misure di prevenzione e di sicurezza da adottare.

 

Qual è la differenza tra la dichiarazione di conformità e la dichiarazione di rispondenza di un impianto?

La dichiarazione di conformità è un documento che l'impresa al termine delle lavorazioni eseguite, rilascia attestando la conformità dell'impianto alle norme vigenti.

La dichiarazione di rispondenza, come dice la parola stessa, è un documento in cui un professionista iscritto all'albo o il responsabile tecnico di una impresa abilitata, attesta che l'impianto risponde alle norme in vigore, riferite alla data di installazione di quell'impianto.

Per impianti realizzati prima dell'entrata in vigore della legge, o per i casi nei quali non è possibile reperire la dichiarazione di conformità, il D.M. n. 37/2008 ha introdotto la possibilità di redigere la cosiddetta dichiarazione di rispondenza.

 

Da chi può essere redatta la dichiarazione di rispondenza?

La dichiarazione di rispondenza può essere redatta da professionista iscritto all'albo professionale per le specifiche competenze tecniche richieste, che ha esercitato la professioni, per almeno 5 anni nel settore impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione, sotto personale responsabilità o, per impianti che non necessitano di progettazione, da un soggetto che ricopre, da almeno 5 anni, il ruolo di responsabile tecnico dell'impresa abilitata operante nel settore impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione.

 

Esistono degli obblighi per il proprietario/committente?

Il committente è tenuto ad affidare i lavori di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione straordinaria degli impianti ad imprese abilitate. Il proprietario dell'impianto adotta le misure necessarie per conservarne le caratteristiche di sicurezza tenendo conto delle istruzioni per l'uso e la manutenzione.

 

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L’eliminazione delle barriere architettoniche

 

L'ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE

LEGGE n. 13/1989 – D.M. n.236/1989


disabiliLa Legge n. 13/1989 e il suo Regolamento, il D.M. n. 236/1989, regolano con specifiche indicazioni gli interventi atti a favorire le attività di abbattimento delle barriere architettoniche nell'ambito dell'edilizia residenziale privata e pubblica.


Che cosa si intende per "barriere architettoniche"?

Con il termine "barriere architettoniche" si intendono:

          gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi natura, hanno la capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;

          gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione delle parti, attrezzature o componenti;

          la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.


 

In cosa consiste l'adeguamento per il superamento e l'eliminazione delle "barriere architettoniche"?

Per adeguamento si intende l'insieme dei provvedimenti necessari a rendere gli spazi costruiti o di progetto conformi ai requisiti definiti dalla Legge n. 13/1989 che individua per lo spazio costruito, tre livelli di qualità:

          l'ACCESSIBILITA', esprime il livello più alto in quanto consente la totale fruizione dello spazio costruito; in particolare la persona portatrice di handicap può muoversi in carrozzina raggiungendo, senza alcuna limitazione, tutti gli spazi di un edificio o di un'unità immobiliare;

          la VISITABILITA', che rappresenta il livello di accessibilità limitato ad una parte più o meno estesa dell'edificio o dell'unità immobiliare; in particolare, una persona con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, può accedere agli spazi di relazione (almeno al soggiorno) e ad almeno un servizio igienico (bagno) all'interno di un'unità immobiliare;

          la ADATTABILITA', che rappresenta un livello ridotto di qualità, è suscettibile di trasformazione in livello di accessibilità. E' infatti tramite degli interventi con costi limitati, che l'immobile può essere adattato per renderlo completamente fruibile anche a persone con ridotta capacità motoria.

A seconda del livello di qualità, il D.M. n. 236/1989 definisce i criteri di progettazione per i quali l'accessibilità, la visitabilità e la adattabilità si intendono soddisfatti.

 

A quali immobili si applica la legge?

Ai sensi del suddetto D.M., le disposizioni in esame vengono applicate a:

          edifici privati di nuova costruzione, residenziali e non, ivi compresi quelli di edilizia residenziale convenzionata;

          agli edifici di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed agevolata, di nuova costruzione;

          alla ristrutturazione degli edifici privati, residenziali e non, anche se preesistenti alla entrata in vigore del presente decreto;

          agli spazi esterni di pertinenza degli edifici di cui ai punti precedenti.

 

Quali sono i criteri di progettazione per l'adattabilità?

L'art. 6 della Legge n. 13/1989 individua i criteri di progettazione per l'adattabilità prevedendo gli interventi di nuova edificazione e di ristrutturazione tali da garantire all'immobile il rispetto del requisito. Per gli edifici di nuova edificazione, come negli interventi di ristrutturazione, si considerano adattabili quando, tramite l'esecuzione di lavori che non modificano né la struttura portante e né la rete di impianti comuni, possono essere resi idonei, a costi contenuti, garantendo i requisiti previsti dalle norme relative all'accessibilità.

Negli interventi di ristrutturazione edilizia, il soddisfacimento dei requisiti deve garantire il rispetto della normativa vigente a tutela dei beni ambientali, artistici, architettonici, storici e culturali.

 

Quali sono i criteri di progettazione per l'accessibilità?

I criteri di progettazione per l'accessibilità sono definiti per:

          unità immobiliari e loro componenti (porte, pavimenti, infissi, arredi, terminali e impianti, servizi igienici, cucine, balconi e terrazze, percorsi orizzontali, scale, rampe, ascensori, servoscala e piattaforma elevatrice e autorimesse);

          spazi esterni (percorsi, pavimentazioni e parcheggi);

          segnaletica (cartelli con indicazione che facilitano l'orientamento e la fruizione degli spazi costruiti);

          strutture sociali (attività scolastiche, sanitarie, assistenziali, sportive e culturale);

          edifici sedi di aziende o imprese soggette al collocamento obbligatorio;

          raccordi con la normativa antincendio.

I suddetti criteri definiscono le dimensioni, i meccanismi di apertura e chiusura e i posizionamenti planimetrici e altimetrici dei diversi componenti.

 

Quali sono i criteri di progettazione per la visitabilità?

I criteri di progettazione per la visitabilità sono definiti per:

          unità immobiliari residenziali deve essere consentito l'accesso, da parte di una persona su sedia a ruote, alla zona soggiorno o di pranzo, ad un servizio igienico e ai relativi percorsi di collegamento;

          sale e luoghi per riunioni, spettacoli e ristorazione, almeno una zona deve essere agevolmente raggiungibile mediante un percorso continuo in piano o raccordato con rampe. In particolare, la sala riunioni, spettacolo e ristorazione deve essere inoltre dotata di posti riservati e consentire l'accessibilità ad almeno un servizio igienico;

          strutture ricettive (alberghi, pensioni, villaggi turistici, campeggi, etc.), devono avere tutti gli spazi e i servizi comuni, oltre ad un determinato numero di stanze, accessibili anche a persone a ridotta capacità motoria;

          luoghi di culto, con almeno una zona della sala per le funzioni religiose in piano raggiungibile con percorsi in piano o raccordato tramite rampe.

 

E per altri luoghi aperti al pubblico?

Negli altri luoghi aperti al pubblico, ad esempio locali commerciali, deve essere garantita l'accessibilità agli spazi di relazione. Questi locali, quando superano i 250 mq di superficie utile, devono prevedere almeno un servizio igienico accessibile.

 

E per immobili con non più di tre piani fuori terra?

Negli edifici residenziali con non più di tre livelli fuori terra è consentita la deroga all'installazione di meccanismi per l'accesso ai piani superiori, ivi compresa i servoscala, purché sia assicurata la possibilità della loro installazione in un tempo successivo.

 

Quando è necessario prevedere l'installazione di un ascensore?

L'ascensore va comunque installato in tutti i casi in cui l'accesso alla più alta unità immobiliare è posto oltre il terzo livello, ivi compresi eventuali livelli interrati e/o porticati.

L'eventuale installazione dell'ascensore all'interno del vano scala non deve compromettere la fruibilità delle rampe e dei ripiani orizzontali, soprattutto in relazione alla necessità di garantire un adeguato deflusso in caso di evacuazione in situazione di emergenza.

 

Come si possono abbattere le barriere architettoniche di un immobile esistente?

In Sardegna la L.R. n. 23/1985 coordinata con la L.R. n. 8/2015, inserisce gli interventi volti all'eliminazione delle barriere architettoniche in edifici esistenti che non comportano la realizzazione di rampe o ascensori esterni o manufatti che non alterino la sagoma dell'edificio stesso, negli interventi eseguibili senza alcun titolo edilizio. Tale intervento è eseguibile in edilizia libera se garantisce il rispetto delle altre normative di settore sulla disciplina dell'attività edilizia quali, norme di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, efficientamento energetico, antisismiche e non incidono il rispetto del codice dei beni culturali e del paesaggio.

Nel caso in cui l'adeguamento possa avvenire con opere di eliminazione delle barriere architettoniche tali da alterare la sagoma dell'edificio, l'intervento ricade tra le opere soggette a S.C.I.A..

 

Esistono dei contributi per l'eliminazione delle barriere architettoniche?

Si, esistono dei contributi per l'abbattimento delle barriere architettoniche. Entro il primo marzo di ogni anno, la persona con ridotta capacità motoria o sensoriale, o il suo tutore e/o curatore, deve presentare una apposita istanza al sindaco del comune nel quale è sito l'immobile.

 

Quali sono i documenti da allegare all'istanza di contributo?

La domanda di contributo dovrà essere corredata dei seguenti documenti:

–          copia del documento di identità del richiedente;

–          dichiarazione sostitutiva di atto notorio;

–          dichiarazione asseverativa sulla congruità dei prezzi;

–          il certificato medico attestante la disabilità del richiedente e le conseguenti difficoltà o assenze di mobilità;

–          certificato della ASL attestante l'invalidità totale con difficoltà di deambulazione;

–          documentazione fotografica dell'immobile prima degli interventi;

–          spesa prevista per l'intervento di abbattimento delle barriere architettoniche;

 

Per quali interventi sono ammessi i contributi?

Il contributo può essere emesso per opere da realizzare su:

–          parti comuni dell'edificio (ad esempio rampe delle scale);

–          immobili o porzioni di essi.

Il contributo può essere erogato per una singola opera o per un insieme di opere connesse funzionalmente.

 

Cosa accade dopo la presentazione dell'istanza di contributo?

Il comune verifica la corrispondenza dei requisiti del richiedente e della domanda presentata; l'interessato deve avere effettiva, stabile e abituale dimora nell'immobile nel quale deve intervenire. In caso di esito positivo procede con l'istruttoria della pratica.

 

A quanto ammonta l'entità del contributo?

L'entità del contributo viene determinato sulla base delle spese affettivamente sostenute e comprovate per l'intervento di eliminazione delle barriere. Se le spese sostenute sono inferiori al preventivo presentato in sede di richiesta, il contributo sarà calcolato sul loro effettivo importo mentre se le spese sono superiori, il contributo sarà calcolato sul preventivo presentato.

 

Quando avviene l'erogazione del contributo?

L'erogazione del contributo avviene dopo l'esecuzione delle opere in base alle fatture debitamente quietanzate: il richiedente ha l'onere di comunicare al sindaco la conclusione dei lavori con la trasmissione delle fatture.

 

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Normativa di riferimento:

         Legge n.13/1989

         D.M. n.236/1989

 

Articoli correlati:

         Interventi in edilizia libera

         Interventi in S.C.I.A.

 

 

Categorie catastali

 

LE CATEGORIE CATASTALI

 

Gli immobili sono individuati attraverso gli identificativi catastali attribuiti dagli uffici provinciali dell’Agenzia delle Entrate. Le unità immobiliari urbane sono classificate nelle seguenti categorie catastali:

 

IMMOBILI A DESTINAZIONE ORDINARIA

A/1 abitazioni di tipo signorile

A/2 abitazioni di tipo civile

A/3 abitazioni di tipo economico

A/4 abitazioni di tipo popolare

A/5 abitazioni di tipo ultrapopolare

A/6 abitazioni di tipo rurale

A/7 abitazioni in villini

A/8 abitazioni in ville

A/9 castelli e palazzi di eminente pregio artistico o storico

A/10 uffici e studi privati

A/11 abitazioni e alloggi tipici dei luoghi

 

B/1 collegi e convitti, educandati, ricoveri, orfanotrofi, ospizi, conventi, seminari e caserme

B/2 case di cura e ospedali (senza fini di lucro)

B/3 prigioni e riformatori

B/4 uffici pubblici

B/5 scuole, laboratori scientifici

B/6 biblioteche, pinacoteche, musei, gallerie, accademie che non hanno sede in edifici della categoria A/9

B/7 cappelle e oratori non destinati all’esercizio pubblico dei culti

B/8 magazzini sotterranei per depositi di derrate

 

C/1 negozi e botteghe

C/2 magazzini e locali di deposito

C/3 laboratori per arti e mestieri

C/4 fabbricati e locali per esercizi sportivi (senza fini di lucro)

C/5 stabilimenti balneari e di acque curative (senza fini di lucro)

C/6 stalle, scuderie, rimesse ed autorimesse (senza fini di lucro)

C/7 tettoie chiuse o aperte

 

IMMOBILI A DESTINAZIONE SPECIALE

D/1 Opifici

D/2 Alberghi e pensioni (con fine di lucro)

D/3 Teatri, cinematografi, sale per concerti e spettacoli e simili (con fine di lucro)

D/4 Case di cura ed ospedali (con fine di lucro)

D/5 Istituto di credito, cambio e assicurazione (con fine di lucro)

D/6 Fabbricati e locali per esercizi sportivi (con fine di lucro)

D/7 Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni

D/8 Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività commerciale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni

D/9 Edifici galleggianti o sospesi assicurati a punti fissi del suolo, ponti privati soggetti a pedaggio

D/10 Fabbricati per funzioni produttive connesse alle attività agricole

 

IMMOBILI A DESTINAZIONE PARTICOLARE

E/1 Stazioni per servizi di trasporto, terrestri, marittimi ed aerei

E/2 Ponti comunali e provinciali soggetti a pedaggio

E/3 Costruzioni e fabbricati per speciali esigenze pubbliche

E/4 Recinti chiusi per speciali esigenze pubbliche

E/5 Fabbricati costituenti fortificazioni e loro dipendenze

E/6 Fari, semafori, torri per rendere d’uso pubblico l’orologio comunale

E/7 Fabbricati destinati all’esercizio pubblico dei culti

E/8 Fabbricati e costruzioni nei cimiteri, esclusi i colombari, i sepolcri e le tombe di famiglia

E/9 Edifici a destinazione particolare non compresi nelle categorie precedenti del gruppo E

 

ENTITÀ URBANE

F/1 Area urbana

F/2 Unità collabenti

F/3 Unità in corso di costruzione

F/4 Unità in corso di definizione

F/5 Lastrico solare

F/6 Fabbricato in attesa di dichiarazione

Verifica confini e riconfinamento

 

RILEVAMENTO TOPOGRAFICO PER CONFINI DI PROPRIETA': IL RICONFINAMENTO

 

 

20151212_113707bisSono molteplici i casi in cui proprietari di lotti confinanti si trovano in situazioni di incertezza nell'identificazione dei reali confini delle loro proprietà, basti pensare ad una nuova recinzione non realizzata di comune accordo tra due proprietari che determina, spesso, infinite contestazioni e dubbi sul suo corretto posizionamento.

 

Come si possono risolvere tali controversie?

Come ogni altro diritto, il diritto di proprietà, è disciplinato dal nostro ordinamento giuridico mediante una serie di specifiche azioni dirette alla sua difesa. Al fine di dissipare tali controversie, il Codice Civile prevede azioni finalizzate a regolare i confini mediante la determinazione esatta e giudiziale della linea limite tra fondi aventi due proprietà distinte.

Con il verificarsi di tali situazioni, ciascuno dei proprietari, può:

  • ai sensi dell'art. 950 del c.c., richiedere che il confine incerto tra due fondi sia stabilito giudizialmente; ogni mezzo di prova è ammesso (muri di confine, recinzioni, planimetrie, testimonianze chiare e precise, termini in pietra esistenti da più di un ventennio, picchetti, etc.) e in mancanza di altri elementi il giudice si attiene al confine delineato dalle mappe catastali;

  • mentre ai sensi dell'art. 951 del c.c., se i termini tra i fondi contigui mancano o sono diventati irriconoscibili, ciascuno dei proprietari, ha diritto di chiedere che essi siano apposti o ristabiliti a spese comuni.

 

E se non dovessero esserci sul terreno materializzazioni di vecchia data?

Nel caso in cui nei terreni interessati non vi siano materializzazioni di vecchia data e che nessuno ricordi con certezza dove era posizionato il confine o che vi siano dei termini apposti di recente da un confinate e contestati dall'altro, si ricorre all'art. 950 c.c. per il quale il Giudice si attiene al confine delineato dalle mappe catastali (mappe di impianto consultabili presso gli uffici dell'Agenzia delle Entrate – Ufficio del Territorio di competenza e a tutti i relativi atti di aggiornamento intercorsi (Tipi di Frazionamento e Tipi Mappali)

 

Come si materializza concretamente il confine reale?

L'incertezza sulla posizione del confine reale di separazione di due fondi limitrofi può essere colmata mediante l'accertamento dello stesso. I soggetti interessati (proprietari, consulenti tecnici di parte, il Giudice) dovranno rivolgersi ad un tecnico professionista competente in materia che, a seconda del caso specifico, provvederà alla materializzazione del confine reale mediante il tracciamento diretto o la verifica dell'esistente con l'inserimento dei termini.

 

Qual è il ruolo del tecnico incaricato?

Il Tecnico incaricato dovrà inizialmente procedere con la verifica della documentazione in possesso dei richiedenti e, successivamente, con il reperimento di tutti gli atti di aggiornamento catastali utili ad una adeguata riconfinazione.

 

Come si arriva ad una adeguata riconfinazione?

Il Tecnico eseguirà le seguenti operazioni:

 

  • sopralluogo e verifica dell'eventuale presenza di ostacoli e che tutti i punti di inquadramento necessari al rilievo topografico siano presenti, materializzati e visibili;

  • rilievo topografico mediante l'uso della strumentazione elettronica (teodoliti, stazioni totali, etc.);

  • elaborazioni mediante software;

  • tracciamento e picchettamento del confine con apposizione dei termini.

 

In cosa consiste il rilievo topografico?

Per rilievo topografico finalizzato alla verifica dei confini di proprietà, si intende l'insieme delle operazioni di misurazione topografica, di valutazione e di restituzione, atte a definire, mediante una ricostruzione grafica o analitica di una o più linee dividenti (limite di proprietà) due proprietà immobiliari.

 

Il Team di Pronto Ingegnere è a disposizione per la consulenza tecnica e professionale di parte. Per un preventivo gratuito sull'espletamento della pratica richiedi un preventivo gratuito qui.

Impianto Fotovoltaico

IMPIANTO FOTOVOLTAICO


 

Il fotovoltaico senza Conto Energia conviene di più!


fotovoltaicoIn caso di installazione di un impianto fotovoltaico fino a 20 kW, in un immobile residenziale, è possibile usufruire delle detrazioni IRPEF per le ristrutturazioni edilizie del 50%, rinunciando all’incentivo del Conto Energia.

La detrazione IRPEF abbinata allo scambio sul posto fa sì che installare un impianto fotovoltaico sul tetto di casa resti un ottimo affare.

Lo scambio sul posto è il meccanismo che consente di scambiare con la rete, ad una tariffa agevolata, l'energia elettrica prodotta dall'impianto fotovoltaico che non si consuma direttamente. In questo modo l'energia prodotta di giorno e non utilizzata viene scambiata con quella prelevata dalla rete nelle ore notturne.

Per l'installazione e la messa in esercizio di impianti fotovoltaici con una potenza fino a 20 kW, per i quali sia richiesto l'accesso al regime di scambio sul posto e per i quali non sia necessario acquisire un titolo autorizzativo da parte delle pubbliche amministrazioni, è attiva la procedura con Modello Unico.

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