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Progettazione di un bagno: requisiti minimi

di Ing. Federica Pitzalis

PROGETTAZIONE DI UN BAGNO: I REQUISITI MINIMI

 

Quando si progetta un nuovo bagno o un intervento di manutenzione straordinaria su un bagno esistente (sostituzione impianti tecnologici e sanitari) è obbligatorio rispettare i requisiti minimi in materia di sicurezza, igiene e abbattimento delle barriere architettoniche.

Le principali norme di riferimento, quando si progetta un bagno di un'abitazione, sono:

 

D.M. 05 luglio 1975 (vedi artt. 1 e 7)

Questo decreto stabilisce l'altezza minima e i requisiti igienico-sanitari principali dei locali di abitazione. Per quanto riguarda i bagni stabilisce che:

  • L'altezza minima interna utile dei bagni e gabinetti è fissata a 2,40 m.

  • La stanza da bagno deve essere fornita di apertura all'esterno per il ricambio dell'aria o dotata di impianto di aspirazione meccanica.

  • Nelle stanze da bagno sprovviste di apertura all'esterno è proibita l'installazione di apparecchi a fiamma libera.

  • Per ciascun alloggio, almeno una stanza da bagno deve essere dotata dei seguenti impianti igienici: vaso, bidet, vasca da bagno o doccia, lavabo.

 

Norma UNI 9182/2010

Questa normativa contiene le disposizioni in materia di distanze minime tra i sanitari:

  • Distanza tra il fianco del wc e il muro: minimo 15 cm

  • Distanza tra il fianco del wc e il bidet: minimo 20 cm

  • Distanza tra il fianco del bidet e il muro: minimo 20 cm

  • Distanza tra il fianco del wc e la doccia/vasca: minimo 10 cm

  • Distanza tra il fianco del bidet e la doccia/vasca: minimo 20 cm

  • Distanza tra il fianco del wc e il lavabo: minimo 10 cm

  • Distanza tra il fianco del bidet e il lavabo (senza mobile sottolavabo): minimo 10 cm

  • Distanza tra il fianco del bidet e il lavabo (con mobile sottolavabo): minimo 20 cm

  • Distanza tra il fianco del lavabo e lavabo: minimo 10 cm

  • Distanza tra il fianco del lavabo e la doccia/vasca: minimo 5 cm

Spazio minimo antistante i sanitari:

  • Distanza tra il fronte del vaso/bidet/doccia/vasca e il muro: minimo 55 cm

  • Distanza tra i fronti di due sanitari: minimo 55 cm

  • Distanza tra il fronte del lavabo e il muro: minimo 75 cm

  • Distanza tra il fronte del lavabo e gli altri sanitari: minimo 75 cm

Per spazio d’uso si intende non solo quello necessario al comodo utilizzo dell’apparecchio stesso ma anche quello utile per il passaggio o per compiere le operazioni di pulizia.

 

D.M. n. 236 del 14 giugno 1989

Questo decreto regola le prescrizioni necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche. Per quanto riguarda i bagni stabilisce che in caso di nuova costruzione o di ristrutturazione è obbligatorio rispettare le prescrizioni di visitabilità e adattabilità.

 

La visitabilità rappresenta un livello di accessibilità limitato ma consente ogni tipo di relazione fondamentale anche con la persona con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.

Un bagno è visitabile se anche le persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale possono accedervi.

Criteri di progettazione

Nei servizi igienici devono essere garantite, con opportuni accorgimenti spaziali, le manovre di una sedia a ruote necessarie per l'utilizzazione degli apparecchi sanitari. 

 

L'adattabilità rappresenta una previsione progettuale di trasformazione in livello di accessibilità.

Un bagno è adattabile se sarà possibile modificarlo nel tempo a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.

adattabilità

Photo credit – lineaoceano

Criteri di progettazione per interventi di nuova edificazione

Un bagno è considerato adattabile quando, tramite l'esecuzione differita nel tempo di lavori che non modificano né la struttura portante, né la rete degli impianti comuni, possono essere resi idonei, a costi contenuti, alle necessità delle persone con ridotta o impedita capacità motoria, garantendo il soddisfacimento dei requisiti previsti dalle norme relative alla accessibilità. 

Criteri di progettazione per interventi di ristrutturazione

Negli interventi di ristrutturazione un bagno è considerato adattabile quando si garantisce il soddisfacimento di requisiti analoghi a quelli descritti per la nuova edificazione, fermo restando il rispetto della normativa vigente a tutela dei beni ambientali, artistici, archeologici, storici e culturali. 

 

L'accessibilità consente la totale e immediata fruizione di uno spazio.

Un bagno è accessibile se anche le persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale possono raggiungerlo, entrarvi agevolmente e fruirne adeguata sicurezza e autonomia.

Criteri di progettazione

Nei servizi igienici devono essere garantite, con opportuni accorgimenti spaziali, le manovre di una sedia a ruote necessarie per l'utilizzazione degli apparecchi sanitari. In particolare: 

  • lo spazio necessario per l'accostamento laterale della sedia a ruote alla tazza e, ove presenti, al bidet, alla doccia, alla vasca da bagno, al lavatoio, alla lavatrice; 

  • lo spazio necessario per l'accostamento frontale della sedia a ruote al lavabo, che deve essere del tipo a mensola; 

  • la dotazione di opportuni corrimano e di un campanello di emergenza posto in prossimità della tazza e della vasca. 

  • Si deve dare preferenza a rubinetti con manovra a leva e, ove prevista, con erogazione dell'acqua calda regolabile mediante  miscelatori termostatici, e a porte scorrevoli o che aprono verso l'esterno. 

A tal fine devono essere rispettati i seguenti minimi dimensionali: 

  • lo spazio necessario all'accostamento e al trasferimento laterale dalla sedia a ruote alla tazza w.c. e al bidet, ove previsto, deve essere minimo 100 cm misurati dall'asse dell'apparecchio sanitario; 

  • lo spazio necessario all'accostamento laterale della sedia a ruote alla vasca deve essere minimo di 140 cm lungo la vasca con profondità minima di 80 cm

  • lo spazio necessario all'accostamento frontale della sedia a ruote al lavabo deve essere minimo di 80 cm misurati dal bordo anteriore del lavabo. 

  • i lavabi devono avere il piano superiore posto a cm 80 dal calpestio ed essere sempre senza colonna con sifone preferibilmente del tipo accostato o incassato a parete; 

  • i w.c. e i bidet preferibilmente sono di tipo sospeso, in particolare l'asse della tazza w.c. o del bidet deve essere posto ad una distanza minima di cm 40 dalla parete laterale, il bordo anteriore a cm 75-80 dalla parete posteriore e il piano superiore a cm 45-50 dal calpestio. 

  • Qualora l'asse della tazza w.c. o bidet sia distante più di 40 cm dalla parete, si deve prevedere, a cm 40 dall'asse dell'apparecchio sanitario, un maniglione o corrimano per consentire il trasferimento

  • la doccia deve essere a pavimento, dotata di sedile ribaltabile e doccia a telefono. 

Nei casi di adeguamento è consentita la eliminazione del bidet e la sostituzione della vasca con una doccia a pavimento al fine di ottenere anche senza modifiche sostanziali del locale, uno spazio laterale di accostamento alla tazza w.c. e di definire sufficienti spazi di manovra. 

Per raggiungimento dell'apparecchio sanitario si intende la possibilità di arrivare sino alla diretta prossimità di esso, anche senza l'accostamento laterale per la tazza w.c. e frontale per il lavabo.

 

Regolamenti edilizi ed igiene comunali

I regolamenti possono indicare ulteriori restrizioni sulle dimensioni minime superficiali del bagno, della presenza di infissi apribili verso l'esterno e sulla possibilità di realizzare un bagno comunicante con una camera da letto.

 

Si evidenza che per agevolare l'allaccio agli impianti tecnologici è consigliabile realizzare i bagni in prossimità delle colonne di scarico.

 

Pronto Ingegnere si occupa della progettazione architettonica e della predisposizione della pratica edilizia da trasmettere al Comune, svolge la Direzione lavori, predispone le variazioni catastali e richiede il rilascio del nuovo certificato di agibilità.

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Nuovo Piano Casa 2015-2016; Proroga 2019

NUOVO PIANO CASA SARDEGNA:

INCREMENTI VOLUMETRICI, RIUSO SOTTOTETTI E SOPPALCHI

 

progettazione 10Il Titolo II della Legge Regionale n. 8/2015 introduce nuove norme per il miglioramento del patrimonio esistente prevedendo, all'art. 30, interventi di incremento volumetrico negli edifici esistenti. Inoltre il titolo III della Legge Regionale n. 11/2017 ha introdotto delle modifiche alla Legge Regionale n. 8/2015 che meglio definiscono le norme relative al nuovo piano casa.

 

Quali sono le nuove regole per ampliare le volumetrie degli edifici esistenti?

L'art. 30 della L. R. n. 8/2015 detta le nuove regole per poter ampliare le volumetrie degli edifici esistenti; in particolare:

   Nella zona urbanistica A, l’incremento volumetrico può essere realizzato unicamente negli edifici che non conservano rilevanti tracce dell’assetto storico e che siano in contrasto con i caratteri architettonici e tipologici del contesto, previa approvazione di un Piano particolareggiato adeguato al Piano paesaggistico regionale ed esteso all’intera zona urbanistica. Gli interventi sono ispirati al principio dell’armonizzazione delle architetture e delle facciate con il contesto e possono determinare, per ciascuna unità immobiliare, un incremento volumetrico massimo del 20 per cento del volume urbanistico esistente, fino a un massimo di 70 metri cubi.

   Nelle zone urbanistiche B e C l’incremento volumetrico può essere realizzato, per ciascuna unità immobiliare, nella misura massima del 30 per cento del volume urbanistico esistente, fino a un massimo di 120 metri cubi.

Nei casi previsti dal comma 3 è concesso un ulteriore incremento volumetrico del 5 per cento del volume urbanistico esistente, con conseguente proporzionale aumento della soglia volumetrica massima, nelle seguenti ipotesi alternative:

l’intervento determini l’efficientamento energetico dell’intera unità immobiliare;

l’intervento includa soluzioni finalizzate alla riduzione degli effetti delle “isole di calore”, inclusa la realizzazione di tetti verdi e di giardini verticali;

l’intervento includa soluzioni per il riutilizzo delle acque meteoriche e delle acque reflue.

   Nelle zone urbanistiche D con destinazione industriale o artigianale l’incremento volumetrico può essere realizzato esclusivamente se strettamente connesso alle predette destinazioni nella misura massima, per ciascuna unità immobiliare, del 25 per cento del volume urbanistico esistente.

   Nelle zone urbanistiche D con destinazione commerciale e nella zona urbanistica G, l’incremento volumetrico può essere realizzato nella misura massima, per ciascuna unità immobiliare, del 20 per cento del volume urbanistico esistente, fino a un massimo di 400 metri cubi.

   Nelle zone urbanistiche E, oltre la fascia dei 1.000 metri dalla linea di battigia marina, ridotti a 300 metri nelle isole minori, è consentito l'incremento volumetrico di cui al comma 3 dei fabbricati aventi destinazione abitativa o produttiva.

   Nella zona urbanistica A, nonché nelle zone urbanistiche B e C e negli edifici con destinazione residenziale realizzate in altre zone urbanistiche, è consentito l’incremento volumetrico, non cumulabile con quelli previsti nei commi 2, 3 e 4, necessario a garantire la massima fruibilità degli spazi destinati ad abitazione principale dei disabili, nella misura massima, per ciascuna unità immobiliare, di 120 metri cubi.

 

Sono previsti incrementi volumetrici per strutture destinate all'esercizio di attività turistico – ricettive?

L'art. 31 della L. R. n. 8/2015 detta le nuove regole per poter ampliare le volumetrie delle strutture destinate all'esercizio delle attività turistico – ricettive; in particolare:

   Ai fini della riqualificazione e dell'accrescimento delle potenzialità delle strutture destinate all'esercizio di attività turistico – ricettive ricadenti nelle zone urbanistiche A, alle condizioni di cui al primo periodo del comma 2 dell'articolo 30, B, C, F e G, purché al di fuori della fascia dei 300 metri dalla linea di battigia marina, possono essere autorizzati interventi di ristrutturazione e rinnovamento comportanti incrementi volumetrici, anche mediante la realizzazione di corpi fabbrica separati, destinabili anche, nella misura massima del 30 per cento dell'incremento volumetrico concesso, all'adeguamento delle camere senza incremento del numero complessivo delle stanze.

   Gli incrementi volumetrici:

sono ammessi nella percentuale massima del 25 per cento dei volumi legittimamente esistenti;

sono consentiti mediante il superamento degli indici volumetrici previsti dalle vigenti disposizioni comunali e regionali.

 

Sono previsti interventi per il riuso e per il recupero con incrementi volumetrici dei sottotetti esistenti?

L'art. 32 della L.R. n. 8/2015 prevede tali interventi. Definisce sottotetti i volumi compresi tra l'estradosso della chiusura orizzontale superiore, anche non calpestabile, dell'ultimo livello agibile e l'intradosso delle falde della copertura a tetto. In particolare:

   Nelle zone urbanistiche A, B e C sono consentiti gli interventi di riuso dei sottotetti esistenti per il solo scopo abitativo. Il riuso è consentito purché vengano rispettate tutte le prescrizioni igienico sanitarie riguardanti le condizioni di agibilità previste dai regolamenti vigenti e, relativamente alle altezze, sia assicurata per ogni singolo vano di ogni unità immobiliare un'altezza media ponderale uguale o maggiore a 2,40 m per gli spazi abitativi, ridotta a 2,20 m per gli spazi accessori e servizi. Sono inoltre consentite le modifiche interne e le modifiche esterne come, rispettivamente, nella realizzazione di solai intermedi e aperture di finestre e lucernai.

   Nelle zone urbanistiche B e C sono consentiti gli interventi di recupero con incremento volumetrico dei sottotetti esistenti per il solo scopo abitativo. Il recupero con incremento volumetrico è consentito purché siano rispettate tutte le prescrizioni igienico sanitarie riguardanti le condizioni di agibilità previste dai regolamenti vigenti e, relativamente alle altezze, sia assicurata per ogni singolo vano di ogni unità immobiliare un'altezza media ponderale uguale o maggiore a 2,70 m per gli spazi abitativi, ridotta a 2,40 m per gli spazi accessori e servizi. Sono inoltre consente sia le modifiche interne e sia le modifiche esterne come, rispettivamente, nella realizzazione di solai intermedi, nella variazione delle altezze di colmo e gronde e nelle aperture di finestre e lucernai.

 

Il recupero con incrementi volumetrici dei sottotetti esistenti è sempre consentito?

Il comma 6 dell'art. 32 della L.R. n. 8/2015 consente il recupero con incremento volumetrico dei sottotetti unicamente ai sottotetti che rispettino una delle seguenti condizioni:

   abbiano un'altezza interna alla gronda non inferiore a 0,60 m e falde con una pendenza minima del 20 per cento;

   abbiano falde con una pendenza minima del 25 per cento e purché il nuovo volume non determini il superamento dell'altezza massima consentita dallo strumento urbanistico per il lotto.

 

Sono previsti anche interventi per il riuso degli spazi di grande altezza con la realizzazione di soppalchi?

L'art. 33 della L.R. n. 8/2015 prevede il riuso degli spazi di grande altezza. In particolare:

   Nelle zone urbanistiche A, B e C è sempre consentita la realizzazione di soppalchi purché non pregiudichino la statica dell'edificio.

   I soppalchi sono ammessi per non più del 40 per cento della superficie sottostante e per le unità abitative che abbiano altezze libere di interpiano minime di 4,60 metri.

   Le nuove superfici in aumento individuate con la realizzazione dei soppalchi rientrano nel calcolo delle superfici finestrate.

   La realizzazione del soppalco non determina la realizzazione di un nuovo volume e non richiede nuove aree parcheggio.

 

Con quali procedure si eseguono gli interventi suddetti?

Gli interventi previsti negli artt. 30, 32 e 33 della L.R. n. 8/2015, rispettivamente, interventi di incremento volumetrici per edifici esistenti, interventi per il riuso e il recupero con incrementi volumetrici dei sottotetti e interventi per il riuso di spazi di grande altezza, sono realizzati mediante Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.) mentre gli interventi previsti dall'art. 31 della L.R. n. 8/2015 sono soggetti a Permesso di costruire

In Sardegna, dal 13 marzo 2017, la trasmissione delle suddette pratiche edilizie agli uffici comunali competenti, avviene telematicamente mediante lo Sportello Unico delle Attività Produttive e per l’Edilizia – SUAPE.

 

Qual è il termine entro il quale è possibile eseguire gli interventi previsti nel Titolo II della L.R. n. 8/2015?

L'ultima proroga del Consiglio Regionale ha recentemente fissato la scadenza del Piano Casa Sardegna  al 31 dicembre 2019. 

Pronto Ingegnere, acquisita tutta la documentazione tecnica urbanistica e catastale, è in grado di redigere un preventivo gratuito di spesa in tempi celeri.

 

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Permesso di costruire

 

PERMESSO DI COSTRUIRE

 

progettazioneLa Legge Regionale n. 11/2017 introduce, in sostituzione agli atti autorizzativi di concessione e autorizzazione, la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.) e il Permesso di costruire.

 

Quali sono le opere soggette a permesso di costruire?

La Legge Regionale n. 11/2017 all' Art. 1 – Modifiche all'articolo 3 della legge regionale n. 23 del 1985 (Opere soggette a permesso di costruire) individua come opere soggette a permesso di costruire da parte del sindaco, che la rilascia dietro corresponsione degli oneri ad essa relativi, le opere comportanti trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comunale oltre che gli interventi di nuova costruzione. 

 

A cosa vado incontro se eseguo interventi edilizi in assenza di permesso di costruire?

Nel caso in cui sia accertata l'esecuzione di interventi edilizi in assenza di permesso di costruire o in totale difformità dal medesimo, il dirigente o il responsabile dell'ufficio comunale ingiunge al proprietario e al responsabile dell'abuso edilizio la sospensione dei lavori, la rimozione o la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi e, nel caso di mutamento della destinazione d'uso, il ripristino della destinazione originaria legittimamente autorizzata.

Se il responsabile dell'abuso non provvede alla rimozione o alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine dei 90 giorni dall'ingiunzione, il bene e l'area di sedime sono acquisiti di diritto gratuitamente nel patrimonio del comune.

In caso di inottemperanza irroga una sanzione amministrativa pecuniaria di importo compreso tra euro 2.000 ed euro 20.000, salva l'applicazione di altre misure e sanzioni previste da norme vigenti.

 

n.b.: Nei casi in cui le opere, pur essendo difformi dal titolo abilitativo, sono conformi alle norme urbanistiche vigenti al momento della realizzazione e al momento della constatazione (doppia conformità), è possibile richiedere all'Amministrazione comunale il permesso di costruire in accertamento di conformità ai sensi dell'art. 16 della L.R. n. 23/1985 mediante la procedura telematica del SUAPE.

 

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SCIA

INTERVENTI IN S.C.I.A.

 

La L.R. 23/1985, modificata ed integrata con la L.R. n. 8 del 2015,  e la L.R. 11/2017 presenta numerose novità nel campo dell’edilizia privata.

L'art. 10bis della legge indica gli interventi soggetti alla procedura SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività):

  1. opere di manutenzione straordinaria riguardanti parti strutturali dell'edificio;;

  2. opere di restauro [] e risanamento conservativo riguardanti le parti strutturali dell'edificio;

  3. opere costituenti pertinenza ai sensi dell'articolo 817 del Codice civile;

  4. serre provviste di strutture in muratura e serre fisse, funzionali allo svolgimento dell'attività agricola;;

  5. tettoie di copertura, anche dotate di pannelli per la produzione di energia elettrica;

  6. interventi di ristrutturazione edilizia che non incidono sulla sagoma dell'organismo edilizio esistente o preesistente;;

  7. opere necessarie per il completamento di interventi già oggetto di concessione edilizia o permesso di costruire decaduti per decorrenza dei termini, fermo il rispetto del progetto originario e delle previsioni urbanistiche ed edilizie vigenti al momento della presentazione della segnalazione;

  8. interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica disciplinati da piani attuativi comunque denominati, che contengano precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza è asseverata da progettista abilitato;

  9. interventi di nuova costruzione qualora siano in diretta esecuzione di piani urbanistici comunali che contengano precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza è asseverata da progettista abilitato;

  10. installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere che siano utilizzati come ambienti di lavoro, depositi, magazzini e simili.

 

In caso di opere eseguite in assenza o in difformità alla SCIA sarà possibile sanarle trasmettendo, telematicamente, all'ufficio comunale competente una SCIA in difformità dei titoli edilizi (corredata di tutti gli elaborati previsti) attraverso il SUAPE e pagando la sanzione prevista di € 500,00.

 

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Normativa Regionale di riferimento:

Prove di carico

PROVE DI CARICO

 

 

Che cosa sono le prove di carico?

Le prove di carico sono prove che vengono eseguite su elementi strutturali (solaio, trave, sbalzo, scale, etc.) al fine di verificare sperimentalmente il loro comportamento sotto azioni di esercizio.

Possono essere:

  • prove di collaudo, da eseguire prima di mettere in esercizio le strutture, al fine di verificarne la rispondenza al progetto;

  • prove di analisi, al fine di verificare il comportamento di un elemento strutturale già in opera.

 

Come si esegue una prova di carico?

Le prove di carico si eseguono attraverso delle operazioni che si differenziano secondo l'opera da analizzare, basti pensare, ad esempio, a un solaio, a una scala, un ponte, un palo di fondazione, etc.

 

Nel caso di strutture portanti di edifici (solaio, travi e coperture), le prove di carico su solaio, in genere, vengono eseguite disponendo il carico sull'intera area o su un'area limitata sufficientemente distante da travi o da sostegni paralleli all'orditura del solaio tale da minimizzare il loro possibile effetto collaborante. In questo caso, la larghezza della striscia di carico deve essere tale da interessare almeno tre travetti contigui, mentre l'intensità del carico deve essere tale da generare le massime sollecitazioni di progetto.

 

Quali sono i carichi di prova?

La legislazione nazionale fornisce i valori nominali dei carichi di esercizio per le diverse categorie di edifici, e li distingue in:

  • carico uniformemente distribuito;

  • carico concentrato equivalente.

 

In cosa consiste il carico uniformemente distribuito?

Il carico uniformemente distribuito è, generalmente, costituito da serbatoi flessibili. Tali attrezzature devono essere corredate da un sistema di manichette dal punto di alimentazione alla zona di carico, dei raccordi per il carico e per lo scarico, dal conta litri e , a seconda delle dimensioni, da dei sostegni.

Il carico uniformemente distribuito può essere generato, in funzione delle disponibilità del cantiere e delle esigenze delle prove, anche con elementi puntuali (pallet di laterizi, blocchi, sacchi di cemento o di calce o di premiscelati, bidoni, serbatoi, vasche con acqua, etc.)

 

n.b.: Quando il carico è generato con acqua, questa si dispone, nei serbatoi e nelle vasche, in maniera uniforme e graduale.

Se il carico è rappresentato da elementi come i pallet di laterizi o i sacchi di cemento o i bidoni, per evitare che i risultati vengano compromessi, è opportuno procedere alla distribuzione del carico in maniera simmetrica.

 

Cos'è il carico concentrato equivalente?Quando si utilizza?

Quando per le caratteristiche della struttura, esigenze operative o altro, non si può disporre di un carico uniformemente distribuito, allora, per generare i carichi, si ricorre al carico concentrato equivalente.

 

 

Quanti tipi di prove esistono con il carico concentrato equivalente?

In base alla tipologia di applicazione del carico, le prove di carico si distinguono in:

  • prova a spinta;

  • prova a tiro.

 

 

In cosa consiste la prova a spinta?

La prova a spinta viene eseguita mediante l'applicazione di un carico concentrato applicato mediante un sistema a spinta che sfrutta il solaio immediatamente sopra quello di prova come elemento di contrasto e un martinetto idraulico.

 

n.b.: E' possibile utilizzare questa tipologia di prova di carico sino a quando il solaio superiore, per effetto della spinta dal basso del martinetto, viene scaricato dal momento dovuto al peso proprio. In caso contrario, quando è possibile, si può zavorrare il solaio superiore.

 

Come si esegue la prova di tiro?

La prova di tiro è eseguita quando non è possibile contrastare il sistema di spinta ossia in assenza di struttura di contrasto (come si verifica nei solai di copertura). In questo caso, il carico è generato dal tiro della struttura provocato dall'accorciamento di uno o più martinetti ancorati alla struttura inferiore.

 

Quali sono le modalità di applicazione dei carichi?

Il carico di prova deve essere applicato gradualmente, a intervalli regolari, acquisendo le letture degli spostamenti dai relativi strumenti di misura, preventivamente disposti nei punti più significativi (mezzeria, ai quarti della luce e in corrispondenza degli appoggi) sia in asse al carico e sia trasversalmente.

 

Come viene eseguita la misura degli spostamenti?

Aspetto particolarmente importante delle prove di carico è la misurazione degli spostamenti delle strutture caricate. Grazie ai progressi dell'elettronica e alla riduzione di costi delle strumentazioni, oggi, vengono utilizzati dei trasduttori potenziometrici o induttivi i quali mettono in relazione le variazione della resistenza elettrica o del campo magnetico alla variazione della grandezza fisica.

Tali dispositivi vengono poi collegati a centraline che elaborano il segnale in remoto e consentono allo sperimentatore di operare in tutta sicurezza anche a notevole distanza dalle aree caricate. Esse permettono di registrare le misure e di monitorare in tempo reale l'andamento carico-deformazione della struttura oggetto di prova, osservando il comportamento dell'elemento strutturale.

 

Come viene eseguita la prova di carico sui solai?

La prova di carico sul solaio può essere eseguita applicando il carico lungo una striscia di solaio parallela (o ortogonale) all'orditura. Una volta individuata la striscia da sottoporre a carico, occorre definire l'entità del carico di prova che sarà riferita al solo carico accidentale ed agli eventuali carichi permanente non ancora posti in opera , in quanto tutti gli altri permanenti hanno, al momento della prova, già prodotto gli effetti deformativi.

 

In relazione alla tipologia di zavorra a disposizione, alle configurazioni geometriche possibili e alla geometria dell'elemento strutturale, si valuta l'entità del carico di collaudo.

 

In cosa consiste la prova di carico sulle travi?

Le prove di carico sulle travi sono assimilabili, in termini di attrezzature e di procedure, alle prove sui solai. In genere, le prove sono eseguite sulle travi interne per la maggiore facilità nella disposizione dei carichi, soprattutto se con carico uniformemente distribuito.

 

E la prova di carico sugli sbalzi?

Le prove di carico sugli sbalzi presentano qualche difficoltà nella valutazione della collaborazione laterale delle strisce contigue. Analogamente a quanto avviene nelle prove sui solai, anche sugli sbalzi, le prove possono essere eseguite applicando il carico uniformemente distribuito sull'intera superficie ma anche applicando all'estremo libero un carico concentrato.

Nel caso di sbalzi può essere utile misurare sia gli spostamenti verticali dell'estremo libero che la rotazione della trave di incastro.

 

Chi definisce le modalità di esecuzione della prova di carico?

Per le prove di collaudo statico è facoltà del collaudatore, in relazione alla propria esperienza ed alla tipologia dell'opera, utilizzare tutti i mezzi di indagine ritenuti più opportuni necessari a definire la collaudabilità statica dell'opera stessa.

 

Quali sono le finalità delle prove di carico?

La finalità delle prove di carico sull'elemento strutturale di un'opera è di verificare che le deformazioni e gli spostamenti che l'opera subisce sotto i carichi di prova/collaudo siano compatibili con quelli previsti in fase di progettazione e che l'opera sia quindi in grado di svolgere le funzioni per la quale è stata progettata, assicurando, pertanto, la stabilità strutturale.

 

Norme di riferimento

D. M. 14 gennaio 2008 "Norme tecniche per le costruzioni" – Capitolo 9 Collaudo Statico

Collaudo statico

IL COLLAUDO STATICO

 

 

COLLAUDOChe cos'è il collaudo statico di un'opera?

Il termine collaudo statico, nell'ambito dell'ingegneria, si riferisce a un insieme di operazioni messe in atto al fine di accertare e verificare la corrispondenza tecnica e il corretto funzionamento di un'opera eseguita secondo le prescrizioni del progetto prima che questa sia destinata all'utilizzo.

 

Come si esegue il collaudo statico un'opera?

Il collaudo avviene attraverso delle operazioni che si differenziano secondo l'opera da collaudare, basti pensare, ad esempio, a un edificio, a un muro, a un solaio, etc.

Durante il collaudo vengono eseguite delle prove che scaturiscono da dei metodi di verifica e che permettono poi di misurare la risposta dell'opera progettata a delle condizioni che simulano le condizioni reali alle quali si prevede che l'opera sarà sottoposta durante il suo funzionamento.

 

Nel caso di strutture portanti di edifici o infrastrutture, durante il collaudo statico, si possono eseguire delle prove di carico, che hanno lo scopo di verificare la stabilità strutturale dell'opera costruita.

 

Quali sono le modalità di esecuzione del collaudo statico di un'opera?

Di seguito si riportano le diverse modalità che possono essere adottate per lo svolgimento del collaudo statico di un'opera.

Il collaudo statico di un edificio consiste in un attento e scrupoloso controllo della struttura con particolare attenzione agli elementi costruttivi di maggior rilevanza statica (solaio, travi, pilastri, scala, sbalzi, etc.) e da una verifica della struttura nel suo comportamento di insieme.

Il collaudo statico può essere svolto secondo due modalità:

  • collaudo statico finale;

  • collaudo statico in corso d’opera.

 

In cosa consiste il collaudo statico finale di un'opera?

Il collaudo statico finale prevede che le operazioni di collaudo siano svolte dopo l’ultimazione delle strutture e il collaudatore ha 60 giorni di tempo per effettuare il collaudo.

 

Cosa prevede il collaudo statico in corso d'opera?

Il collaudo statico in corso d’opera prevede che le operazioni di collaudo si sviluppino lungo tutto l’arco temporale delle opere, dall’inizio della realizzazione delle strutture alla loro ultimazione. Tale procedura è motivata da difficoltà tecniche e da complessità esecutive dell’opera stessa e deve comprendere ispezioni nelle fasi costruttive degli elementi strutturali più importanti e dell’opera nel suo complesso.

L’ispezione dell’opera dovrà essere eseguita alla presenza del Direttore dei Lavori e del Costruttore confrontando in contraddittorio il progetto depositato in cantiere con il costruito.

 

Chi definisce le modalità di esecuzione del collaudo statico di un'opera?

È facoltà del collaudatore in relazione alla propria esperienza ed alla tipologia dell'opera, utilizzare tutti i mezzi di indagine ritenuti più opportuni necessari a definire la collaudabilità statica dell'opera stessa.

 

Quali sono i requisiti che il collaudatore deve possedere?

L'incarico di collaudo è affidato a tecnici liberi professionisti, ingegneri, architetti, geometri, periti edili, con specifica esperienza e competenza, purché:

  • siano iscritti da non meno di 10 anni negli albi dei relativi Ordini Professionali per opere di importo superiore ad un milione di euro, mentre per importi inferiori o uguali ad un milone di euro la suddetta anzianità è ridotta a 5 anni;

  • non abbiano preso parte ai lavori oggetto di collaudo in nessuna delle varie fasi di progettazione, direzione ed esecuzione.

 

Chi nomina il collaudatore?

Il collaudatore è nominato dal committente contestualmente alla denuncia di inizio lavori; la scelta è discrezionale e nell’atto di accettazione il collaudatore deve attestare di possedere i requisiti necessari a ricoprire tale ruolo.

 

Quando è obbligatorio il collaudo statico di un'opera?

Il collaudo statico, come ben definito dalla legislazione nazionale, è una parte del collaudo generale tecnico amministrativo dell'opera e riguarda il giudizio sul comportamento e le prestazioni delle parti strutturali dell’opera che svolgono funzione portante.

Esso si rende necessario per tutte le costruzioni in conglomerato cementizio e metalliche la cui sicurezza possa comunque interessare la pubblica incolumità.

 

Quali sono le finalità del collaudo statico?

La finalità del collaudo statico di un'opera è quella di verificare che le opere siano eseguite a regola d'arte e nel rispetto del progetto e delle norme vigenti, assicurando, pertanto, la stabilità strutturale dell'opera realizzata.

 

Norme di riferimento

Legge n. 1086 del 5/11/1971 – Art. 7 Collaudo Statico

Legge n. 64/74.

D.P.R. n. 380 del 6 giugno 2001 – Art. 67 – Collaudo Statico

D.P.R. n. 207 del 5 ottobre 2010 – Art. 216 Nomina del collaudatore

D. M. 14 gennaio 2008 "Norme tecniche per le costruzioni" – Capitolo 9 Collaudo Statico

Piano casa

 

PIANO CASA

 

Con la scadenza del 29 Novembre 2014 sono decaduti gli articoli 2, 3, 4 e 5 della Legge Regionale n. 4/2009 (Piano Casa) che prevedevano la possibilità di presentare istanza di ampliamento volumetrico. Restano però ancora in vigore gli altri articoli della legge.

 

Per i nuovi ampliamenti bisogna ora fare riferimento al Nuovo Piano Casa 2015-2016; negli artt. 30, 31, 32 e 33 della Legge Regionale n. 8/2015 e nelle successive modifiche intervenute con gli articoli dal 20 al 36 della Legge Regionale n.11/2017 vengono definite le nuove regole per poter ampliare le volumetrie degli edifici esistenti.

 

Normativa di riferimento:

Legge Regionale n. 4 del 23 ottobre 2009 Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo. Così come modificata da:

  • Legge Regionale n. 21/2011

  • Legge Regionale n. 23/2012

  • Legge Regionale n. 28/2013

Completamento pratiche di condono edilizio

 

COMPLETAMENTO PRATICHE DI CONDONO EDILIZIO

 

Pratiche edilizie Cos'è il condono edilizio?

Il condono edilizio consiste in un provvedimento legislativo con il quale è possibile sanare un abuso edilizio.

 

Quali sono le norme che regolamentano il condono edilizio?

Il condono edilizio è stato regolamentato da leggi speciali con una durata temporale limitata.

In Italia si sono succeduti 3 condoni edilizi:

         il 1° CONDONO EDILIZIO disciplinato dalla Legge n. 47 del 28/02/1985;

         il 2° CONDONO EDILIZIO disciplinato dalla Legge n. 724 del 23/12/1994;

         il 3° CONDONO EDILIZIO disciplinato dalla Legge n. 326 del 30/09/2003.

Il condono ha consentito di sanare opere edilizie realizzate anche in deroga alle norme urbanistiche (ad esempio è stato possibile sanare costruzioni realizzate in assenza o in difformità dal titolo edilizio o ampliamenti o distanze dai confini).

 

È possibile fare richiesta di condono edilizio?

No, attualmente non è in vigore alcun condono edilizio e pertanto non si può richiedere il condono edilizio per opere abusive:

         è stato possibile condonare abusi edilizi ultimati entro il 01/10/1983 presentando una domanda alle pubbliche amministrazioni entro il 30/06/1987 ai sensi del 1° condono edilizio;

         è stato possibile condonare abusi edilizi ultimati entro il 31/12/1993 presentando una domanda alle pubbliche amministrazioni entro il 23/02/1995 ai sensi del 2° condono edilizio;

         è stato possibile condonare abusi edilizi ultimati entro il 31/03/2003 presentando una domanda alle pubbliche amministrazioni entro il 31/03/2004 ai sensi del 3° condono edilizio;

Si può però verificare che le opere edilizie abusive possano essere sanate in accertamento di conformità.

 

Qual è la differenza tra condono edilizio e sanatoria in accertamento di conformità?

L'accertamento di conformità è disciplinato dal Testo Unico dell’Edilizia e si impiega per richiedere la sanatoria di interventi eseguiti in assenza del permesso edilizio o in difformità dal medesimo. A differenza del condono, richiede la condizione indispensabile della doppia conformità urbanistica, ovvero la conformità degli interventi alle norme vigenti al momento dell’abuso e nel contempo a quelle vigenti al momento della richiesta di sanatoria.

Il condono, invece, consentiva di andare anche in deroga alle norme urbanistiche.

Per ottenere la sanatoria in accertamento di conformità è necessario pagare una sanzione pecuniaria pari al doppio del contributo di costruzione che è normalmente richiesto dal Comune. Per i lavori o interventi per cui è prevista la gratuità, si pagherà un contributo minimo.

Per ottenere il condono edilizio era necessario pagare un’oblazione per estinguere il reato penale, ed una sanzione amministrativa, consistente in un aumento percentuale degli oneri concessori normali.

 

È possibile completare pratiche di condono edilizio?

. Soltanto negli archivi dei comuni della Sardegna giacciono inevase decine di migliaia di pratiche di condono edilizio, ancora in via di definizione o sospese.

Gli stessi richiedenti spesso non sanno di avere la pratica sospesa in quanto le amministrazioni comunali non sempre mandano le comunicazioni all’utente. Si arriva al paradosso che il proprietario di un immobile scopre di non avere la concessione in sanatoria in mano solo quando lo deve vendere oppure se deve chiedere al comune qualche autorizzazione o concessione edilizia.

I motivi della sospensione sono spesso legati alla mancata trasmissione di documenti importanti come le planimetrie catastali, i progetti, le dichiarazioni, i pagamenti, …

Quando si acquista un immobile, tra i tanti controlli di regolarità che è necessario effettuare, può essere opportuno anche verificare che esista qualche richiesta di condono ancora “pendente”. Si tratta del caso in cui l’istanza di condono risulta sospesa, in quanto mancante del completamento dei pagamenti di oneri e oblazione, o della documentazione richiesta per la pratica, e quindi non è stata ancora rilasciata la concessione in sanatoria.

 

Pronto Ingegnere si occupa di accertare i motivi della sospensione con un accesso agli atti depositati nell'archivio comunale e di svolgere quelle attività necessarie al completamento della pratica fino al rilascio della concessione in sanatoria.

 

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         Accertamento di conformità

 

Normativa di riferimento:

         Legge n. 47 del 28/02/1985

         Legge Regionale n. 23 del 11/10/1985

         Legge n. 724 del 23/12/1994

         Legge n. 326 del 30/09/2003

 

 

 

Accertamento conformità

 

ACCERTAMENTO DI CONFORMITA’

 

Pratiche edilizie 2Cos'è la sanatoria in accertamento di conformità?

L’accertamento di conformità (ai sensi dell’art. 36 del Testo Unico dell’edilizia e dell'art. 16 della L.R. n. 23/1985), consente la sanatoria di abusi edilizi, ovvero di opere realizzate in assenza di permesso di costruire o in difformità da essi.

Il presupposto indispensabile per il rilascio del permesso in sanatoria è che le opere abusive siano conformi alle norme vigenti al momento dell’abuso e nel contempo a quelle vigenti al momento della richiesta di sanatoria (la cosiddetta "doppia conformità urbanistica").

Sono esclusi gli abusi edilizi consistenti in interventi realizzati in assenza di titolo su aree inedificabili oppure in eccesso rispetto alla volumetria consentita o per l’insediamento di destinazioni d’uso non previste dalla disciplina urbanistica o in contrasto con le prescrizioni edilizie di legge o regolamentari.

L’accertamento di conformità è oneroso; oltre agli eventuali oneri di concessione si pagano delle sanzioni parametrate al tipo di abuso edilizio.

N.B.: L'art. 14 della L.R. n. 23/1985, con la procedura di SCIA in sanatoria, consente la regolarizzazione di opere abusive di minore importanza per le quali all'epoca della realizzazione si sarebbe dovuta presentare una Segnalazione Certificata di Inizio Attivita' (SCIA), ma per le quali non è stata effettuata. La SCIA in sanatoria ha un iter nettamente più breve perchè non ha bisogno dell'approvazione del Comune (a giorni zero) ma solo, eventualmente dei nulla osta degli altri uffici eventualmente competenti con la procedura della conferenza dei servizi.

 

A chi serve?

A chiunque è in possesso di un immobile che presenta delle difformità edilizie rispetto al progetto approvato e depositato al Comune. L'unica possibilità di sanare l’abuso edilizio è quello di ricorrere all’Accertamento di Conformità.

Esso è un permesso di costruire rilasciato a posteriori dal Comune a condizione che le opere realizzate senza i necessari permessi siano pienamente conformi alle prescrizioni urbanistiche, edilizie e igienico-sanitarie. 

 

Come si ottiene?

Nel caso sia stata verificata la condizione di sanabilità delle opere abusive, Pronto Ingegnere si occuperà di richiedere l'accertamento di conformità al Comune competente predisponendo i documenti necessari, raccogliendo le certificazioni esistenti e trasmettendo telematicamente la documentazione completa attraverso lo Sportello Unico delle Attività Produttive e dell'Edilizia – SUAPE.

 

Chi la rilascia? In quanto tempo?

Il dirigente o il responsabile del competente ufficio tecnico comunale si pronuncia con adeguata motivazione, entro 60 giorni dalla presentazione dell'istanza. Trascorsi 60 giorni senza ottenere risposta dal comune la richiesta si intende respinta.

Pronto Ingegnere si occuperà inoltre di effettuare l’accesso agli atti presso gli archivi comunali per recuperare i titoli autorizzativi esistenti, l'ultimo progetto approvato e l'eventuale certificato di abitabilità/agibilità.

 

Quanto costa?

La richiesta di accertamento di conformità prevede come spese di istruttoria:

n° 2 marche da bollo + diritti di segreteria + spese pratica edilizia

N.B. Per un preventivo gratuito riguardo i costi professionali per l’espletamento della pratica clicca qui)

 

Qual è la differenza tra condono edilizio e sanatoria in accertamento di conformità?

L'accertamento di conformità si utilizza per richiedere la sanatoria di interventi eseguiti in assenza del permesso edilizio o in difformità dal medesimo. A differenza del condono, richiede il presupposto indispensabile della doppia conformità urbanistica, ovvero la conformità delle opere alle norme vigenti al momento dell’abuso e nel contempo a quelle vigenti al momento della richiesta di sanatoria.

Il condono edilizio, invece, si poteva ottenere soltanto se si inoltrava la domanda di sanatoria entro i tempi e ai sensi delle Leggi n. 47 del 28/02/1985, n. 724 del 23/12/1994 e n. 326 del 30/09/2003. Le norme succitate consentivano di ottenere la sanatoria anche su opere non conformi alle norme urbanistiche. Oggi non è più possibile ottenere la sanatoria attraverso il condono edilizio poiché i termini delle presentazioni delle domande sono prescritti; possono però essere portate a conclusione le pratiche di condono aperte all'epoca.

 

Pronto Ingegnere si occupa di fare gli accertamenti e i rilievi necessari e di svolgere quelle attività necessarie all’elaborazione della pratica fino al rilascio della concessione in accertamento di conformità.

 

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Normativa di riferimento:

 

 

 

Ristrutturazioni e manutenzioni edilizie

 

RISTRUTTURAZIONI E MANUTENZIONI EDILIZIE

ristrutturazioniChi si appresta a rinnovare e a modificare la distribuzione interna del proprio immobile deve in primo luogo verificare la fattibilità tecnica dell’intervento nel rispetto dei parametri urbanistici previsti dal regolamento edilizio comunale.

Con poche eccezioni sarà necessario nominare un Progettista che asseveri presso la Pubblica Amministrazione la regolarità delle opere da eseguire e un Direttore dei Lavori che al termine dei lavori stessi dovrà dichiarare che tutto è stato realizzato come previsto in fase progettuale.

Particolare attenzione dovrà essere rivolta alla scelta dell’impresa edile che oltre ad essere in grado di svolgere i lavori deve risultare in regola sia dal punto di vista della sicurezza sia da quello contributivo.

La stessa impresa dovrà, al termine dei lavori, rilasciare tutte le certificazioni degli impianti, necessarie alla segnalazione certificate di agibilità dell'immobile.

Pronto Ingegnere segue il proprio cliente in tutte le fasi del processo:

  1. Indagini preliminari e conoscitive dell’appartamento: acquisizione progetto approvato, agibilità e documentazione catastale, rilievo metrico e fotografico.

  2. Progettazione distributiva ed architettonica attraverso schizzi, disegni e simulazioni grafiche. Assistenza nelle procedure per le detrazioni fiscali.

  3. Progettazione tecnica di dettaglio dei lavori; definizione dei particolari costruttivi e dei materiali, ausilio nella scelta dei materiali di finitura. Computo metrico estimativo.

  4. Pratica edilizia presso l’amministrazione comunale.

  5. Fascicolo dell’offerta per le imprese completo di un disciplinare tecnico e del capitolato d’appalto, di una bozza del contratto d’appalto e del computo metrico per le offerte delle imprese.

  6. Direzione dei lavori: comprenderà la verifica dell’andamento dei lavori in loco e indicazione delle prescrizioni tecniche necessarie, la liquidazione dei SAL e del conto finale, il verbale di regolare esecuzione previo collaudo, l’ultimazione dei lavori ai fini amministrativi.

  7. Variazione della planimetria catastale con procedura DOCFA presso l’Agenzia del Territorio.

  8. Segnalazione certificata di agibilità al Comune in conformità al progetto presentato e alle dichiarazioni di conformità rilasciate dall’impresa.

  9. Attestato di prestazione energetica (A.P.E.).


 

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